Nell’anno 2021 l’Arcidiocesi di Udine, per opera del Coordinamento diocesano «Persona, famiglia e vita», istituirà per la prima volta una Scuola di Bioetica rivolta a operatori sanitari, ma anche giuristi, educatori e insegnanti, operatori della pastorale e della comunicazione, amministratori pubblici e persone di buona volontà.
La Scuola di Bioetica si presenta con alcuni fine-settimana di corsi a cadenza mensile, le cui date sono in via di definizione. Sono già disponibili, invece, le informazioni in merito ai contenuti dei corsi.
Perché una Scuola di Bioetica?
Giriamo la domanda: che cosa rende ogni essere umano unico e irripetibile? Che cosa gli appartiene così intrinsecamente (per natura) che niente e nessuno può toglierlo? Che cosa significa dignità della persona umana?
Il filosofo Robert Spaemann in “La dignità dell’uomo e la natura umana” così scrive:
La preziosità dell’uomo in quanto tale, che cioè non è prezioso solo a se stesso, ne rende sacra la vita, conferendo al concetto di dignità una dimensione ontologica che è il suo sine qua non.
Le enormi conoscenze scientifiche, le crescenti capacità di intervento tecnico e biomedico sull’uomo, la percezione della responsabilità nei confronti del pianeta, insieme alla secolarizzazione e alla frammentazione del sapere, stanno progressivamente causando un cambiamento dei criteri di praticabilità dell’etica in relazione alla vita umana. La ricerca scientifica sposta ogni giorno il suo limite quasi non avesse alcun confine. Considerato che tra i suoi contenuti la vita umana è un “campo d’eccellenza”, vale la pena chiedersi se sia lecito ed opportuno porre davanti a noi quella fondamentale questione metafisica su chi sia l’uomo, insieme alla dimenzione teleologica della realtà che F. Bacone ha definito «sterils est, et tamquam virgo Dei consecrata nihil parit» (sterile perché non genera nulla come una vergine consacrata a Dio). In queste parole già era presente il nuovo ideale di scienza: una disciplina che, per essere tale secondo il concetto di progresso, non solo deve essere utile ma deve necessariamente avere utilità pratica.
Non si tratta, ovviamente, di impedire il progresso umano in termini di scoperte, semmai chiedersi se anche l’uomo in quanto tale sia riducibile alla sola indagine scientifica come “qualcosa” o non sia realmente qualcuno davanti al quale è doveroso riconoscerne l’unicità e la preziosità.
A partire dalle domande fondamentali
Chi e che cos’è l’uomo? Che cos’è la vita umana? Il percorso formativo in bioetica, prendendo in considerazione queste domande fondamentali e quanto da esse emerge, alla luce della scienza, dell’antropologia filosofica e della teologia cattolica, intende tracciare un cammino di conoscenza e di ricomprensione dell’essere umano sottraendolo a una visione puramente tecnicistica e funzionale che lo umilierebbe profondamente.
Già Aristotele disse che «viventibus vivere est esse»: nel vivente non si può separare l’essere dal vivere. Là dove vive un uomo, c’è una persona umana. L’essere della persona è la vita di un uomo.
I capisaldi: filosofia, diritto, fede
In un contesto quale è il nostro, complesso e fragile nel contempo, il percorso voluto dall’Arcidiocesi di Udine si propone di offrire un discorso di ragione. Tuttavia, poiché la nostra ragione è stata storicamente illuminata dalla Rivelazione divina e strutturata secondo il diritto romano, allora il percorso avrà come capisaldi quelle tre colonne su cui si è sviluppata la stessa nostra cultura europea: filosofia, diritto, fede, per rileggere, comprendere, custodire la vita dell’uomo in quanto persona dotata di coscienza e libertà. Mentre la scienza non è per nulla impedita nel suo compito, essa è chiamata tuttavia ad operare in termini di eticità, in sintonia con il Magistero. La priorità sia così dell’etica sulla tecnica e l’uomo non si trasformi in “prodotto” a scapito della sua intrinseca verità.
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